Il linguaggio si è sviluppato circa 10.000 anni fa. Per milioni di anni, quindi, l’uomo ha comunicato attraverso il corpo, imparando anche a comunicare le proprie emozioni senza l’uso della parola. Queste ultime, da un punto di vista sociale, erano molto utili per il bene stesso del gruppo: la paura, ad esempio, poteva essere un segnale importante per indicare che nell’ambiente c’era un pericolo.

Ciò che è emerso dalle ricerche più recenti, è che, ancora oggi, il linguaggio corporeo è quello più usato per comunicare e quello con il quale abbiamo anche maggiore capacità di comprensione. Si tratta, infatti, non solo di un linguaggio che ci è familiare da milioni di anni, ma anche di una forma di comunicazione che si basa su un linguaggio universale: chiunque, in qualunque parte del mondo viva, qualunque sia la lingua utilizzata, la cultura, l’età, eccetera, usa la stessa gestualità per indicare emozioni specifiche, anche se non vedente.

Oltre a ciò gli studi hanno evidenziato il fatto che il linguaggio corporeo, insieme a quello paraverbale, incide per il 93% sulla comunicazione; mentre il linguaggio esclusivamente verbale incide al 7%. Ciò significa che a parole posso anche dire di “stare bene”, ma se questo viene detto, per fare un esempio, con un tono della voce moscio e con le spalle abbassate, all’interlocutore, di fatto, arriva il messaggio che qualcosa non va. Questo accade sia che ce ne rendiamo conto consapevolmente, sia che non ne siamo coscienti. A livello istintivo, infatti, cogliamo anche i segnali paraverbali e corporei (che sono quelli che incidono maggiormente nella comunicazione), e, se questi non sono coerenti con ciò che viene detto a parole, abbiamo la sensazione interna che ci sia qualcosa che non torna.

Attraverso questo corso, condotto da Fabrizio Venturi, è possibile quindi acquisire gli strumenti base per “leggere consapevolmente” il linguaggio del corpo e quello paraverbale. L’intento è quello di avere uno strumento che faciliti un’eventuale relazione di aiuto. Osservando il linguaggio delle persone, infatti, si possono cogliere quei segnali che mostrano la presenza di emozioni dolorose o di stress corporei, indicando che per quella persona un certo episodio è in realtà ancora traumatico. A quel punto si può utilizzare lo strumento migliore per aiutare la persona ad attraversare quel vissuto conflittuale e a ripristinare l’equilibrio psicofisico.