lavori di gruppoPerché partecipare ai lavori di gruppo

Rispetto a quella che è la mia esperienza personale, posso dire che la forza dei lavori di gruppo risiede proprio nello scambio e nella condivisione. Attraverso lavori di questo tipo, infatti, ho avuto modo non solo di conoscere altre persone con la voglia di crescere ed evolvere, ma anche di relazionarmi in maniera intensa e a volte molto profonda, seppure per un solo istante.

Grazie alla condivisione ho potuto osservare che anche nella vita delle altre persone ci sono eventi particolarmente traumatici. Questo mi è servito per uscire dall’isolamento e rendermi conto di non essere stata l’unica persona colpita da certi avvenimenti, come magari mi sentivo quando ero piccola o adolescente. Così ho potuto dare a quei traumi un valore più adeguato, guardandoli per quello che sono stati realmente, piuttosto che per quei grandi mostri che credevo che fossero. Viceversa, attraverso lo scambio, ho potuto scoprire che a volte avevo normalizzato situazioni o relazioni traumatiche, pensando che ci si dovesse comportare così e che non ci fossero alternative. Invece ho potuto scoprire che esistono anche altre modalità, che permettono di rapportarsi in maniera diversa e, sicuramente, più rispettosa verso se stessi e di conseguenza anche verso gli altri.

In più, nei lavori collettivi, si crea un’energia, un campo, che secondo me facilita la possibilità di tirare fuori le proprie dinamiche e difficoltà. Mi è capitato, infatti, di sentire il sostegno del gruppo mentre stavo attraversando un dolore intenso o di percepire nel corpo che la guarigione di una persona, in quel momento, stava alleggerendo anche me. Questo mi ha dato quindi la sensazione che nei lavori di gruppo posso fare un salto evolutivo piuttosto forte, perché ho modo di ricevere consapevolezza per ciò che mi riguarda direttamente e per tutto ciò che ricevo durante i lavori degli altri. Nelle costellazioni familiari, ad esempio, questo aspetto è facilmente visibile.

Il timore di esporsi davanti agli altri

Poi c’è una domanda che a volte mi sono posta quando ho condiviso lavori di gruppo con amici, parenti o conoscenti e che anche altri mi riportano come timore: la difficoltà di “esporsi in pubblico”. A suo tempo, quando mi ci sono trovata, ho scelto di partecipare al lavoro perché non ero disposta, per la paura di essere giudicata, a rinunciare a qualcosa di così bello e importante per il mio benessere. Durante il lavoro, poi, ho potuto scoprire che, appunto, ognuno di noi ha i suoi traumi, limiti e schemi mentali da evolvere e, soprattutto, che in contesti come questi, dove si sente piuttosto che pensare, difficilmente c’è posto per il giudizio. Semmai, si può imparare ad avere una specie di forma di compassione dove la sofferenza e la guarigione dell’altro diventano la propria, e dove la separazione lascia lo spazio all’unione.

Al momento come lavoro di gruppo proposto a Greppaldino ci sono le Costellazioni Familiari. Per saperne di più