Poco tempo fa mi è venuta la febbre, così, quasi all’improvviso. Quel giorno avevo lavorato e svolto le mie attività quotidiane più o meno come al solito. Avevo soltanto allentato un po’ il ritmo perché da qualche giorno avvertivo una leggera stanchezza di sottofondo, segnale che avevo interpretato come un bisogno da parte del corpo di rallentare per poter recuperare meglio le forze. Avendo distribuito gli impegni in tempi più lunghi, è stato più facile per me ascoltarmi e accorgermi che d’un tratto mi sentivo particolarmente strana. Decisi di misurarmi la febbre: 37,5

Oddio la febbre!

febbrePoco tempo fa mi è venuta la febbre, così, quasi all’improvviso. Quel giorno avevo lavorato e svolto le mie attività quotidiane più o meno come al solito. Avevo soltanto allentato un po’ il ritmo perché da qualche giorno avvertivo una leggera stanchezza di sottofondo, segnale che avevo interpretato come un bisogno da parte del corpo di rallentare per poter recuperare meglio le forze. Avendo distribuito gli impegni in tempi più lunghi, è stato più facile per me ascoltarmi e accorgermi che d’un tratto mi sentivo particolarmente strana. Decisi di misurarmi la febbre: 37,5

Essendo una persona che lavora molto su se stessa e che è quasi sempre “sul pezzo” ho subito intuito che probabilmente si trattava di quella che nel linguaggio della Nuova Medicina Germanica si chiama “crisi epilettoide”. In parole semplici è una specie di “crisi di guarigione”, una fase in cui il corpo “resetta” il sistema attraverso sintomi più o meno intensi, che generano appunto una crisi, per poi avviarsi a una fase che va incontro alla guarigione. Dopo quella crisi, infatti, il corpo ritorna a un nuovo equilibrio nel quale il sistema è addirittura migliore rispetto al precedente, è come se si passasse a un sistema operativo più aggiornato dopo aver eseguito un resettamento.

Così ho fatto mente locale e mi sono ricordata che poco tempo prima avevo risolto un trauma antichissimo che aveva a che fare con le orecchie e, guarda caso, avevo anche un dolore acuto alle orecchie. In quel momento, dentro di me, ho sentito che quello era il motivo per cui stavo male.

massa di energiaTrattandosi di un trauma abbastanza profondo e soprattutto durato molto nel tempo, ho messo in conto che la fase di resettamento sarebbe potuta essere piuttosto tosta da gestire. In altre parole, l’energia che era rimasta bloccata in quel trauma, essendo antico e intenso, aveva occupato una massa piuttosto grande, perciò in quel momento il mio corpo si stava reimpossessando di una massa consistente di energia che tornava a essere in circolazione e questo passaggio lo avrebbe potuto mettere in una specie di corto circuito abbastanza lungo e/o intenso da gestire.

Decisi di monitorare il processo per 36 ore, il tempo massimo di durata di una crisi di quel tipo, in modo da intervenire diversamente qualora avessi continuato ad avere quei sintomi. Dentro, tuttavia, percepivo che l’analisi che avevo fatto “tornava” e, nonostante la febbre, mi sentivo felicissima all’idea che stavo andando incontro alla guarigione di un altro trauma del passato! Quindi, tutta contenta, ho spostato gli impegni di un paio di giorni e mi sono messa a letto. Mi sentivo quasi come un animale che va in tana con il bisogno di starsene da solo, leccarsi le ferite e rimanere così fino alla scomparsa del malessere.

prano maniHo fatto del mio meglio per seguire il processo e assecondare le necessità del corpo anche se in certi momenti, in cui la febbre era piuttosto alta e il dolore alle orecchie piuttosto acuto, c’era una parte di me che se ne sarebbe voluta andare per sfuggire a quel dolore. Per fortuna conosco diverse tecniche energetiche che sostengono il processo del corpo in modo naturale e quindi sono riuscita a rendere i momenti particolarmente dolorosi più sostenibili senza dover ricorrere a sistemi più invasivi.

Come da previsione, passate le 36 ore, ho cominciato a stare meglio. Febbre sparita, dolore alle orecchie pure. Avvertivo solo un po’ di spossatezza, quella tipica di quando finisce una fase in cui hai dormito e mangiato poco e ti sei sentito per un po’ sottosopra. Mi sono presa una giornata in più per recuperare al meglio le forze e poi ho riscontrato che ero di nuovo in forma. Praticamente in un giorno e mezzo, senza prendere alcun tipo di medicinale, sono guarita da un’infiammazione alle orecchie con febbre in alcuni momenti piuttosto alta. WOW! Per me si è trattato di un’ulteriore dimostrazione che quello che ho studiato riguardo alle modalità naturali per recuperare il proprio benessere ha un senso, non solo nella teoria, ma anche nella pratica. Mi sono ricordata anche di come gestivo in passato situazioni del genere e mi sono accorta di quanto sono cambiata.

malattiaSe non avessi conosciuto il significato del linguaggio del corpo connesso alla malattia e le fasi in cui questa si manifesta, realizzando di avere la febbre e un dolore acuto alle orecchie, mi sarei vista malata e mi sarei preoccupata. Non mi sarebbe mai venuto in mente che si poteva trattare di un peggioramento momentaneo che mi stava portando incontro alla guarigione e a un nuovo equilibrio. Se poi con il ricordo vado a circa 15 anni fa, scoprendo quei sintomi, la routine sarebbe stata: “Oddio ho la febbre! Cacchio, mi fanno male pure le orecchie!”. All’epoca la malattia andava combattuta e possibilmente istantaneamente. Così mi sarei fatta dare un antidolorifico per non sentire il dolore e un antibiotico per debellare l’infiammazione, anche perché rimanere a casa e non andare al lavoro (per la febbre poi) era un vero lusso. Di solito, un classico era che alla fine mi trascinavo i sintomi per una/due settimane e andavo avanti a forza di medicine.

Nel tempo ho cambiato atteggiamento perché ho sperimentato che questo per me non andava bene, stavo sempre peggio e probabilmente non era la mia via. Così ho iniziato a cercare metodologie e strumenti che mi permettessero di tornare in equilibrio in modo naturale, perché dentro “sapevo” che il corpo ha la capacità di recuperare gran parte dei suoi equilibri, si trattava solo di trovare il canale giusto.

Ho cominciato a cambiare le mie abitudini e a superare le mie paure e preoccupazioni per potermi permettere di stare a letto quando mi sentivo male. Anni fa pensavo che fosse un lusso. Come dipendente ne avevo il diritto, ma in pratica temevo di perdere il lavoro. In seguito, come lavoratrice autonoma, mi sembrava che fosse addirittura impossibile perché non avevo chi mi sostituiva e temevo di scontentare i clienti rimanendo a casa; in più non avevo guadagno e avevo paura di non farcela economicamente. Mi ci è voluto un bel po’, ma alla fine mi sono resa conto che stare a letto, in certi casi, era un modo di sapersi ascoltare e di rispettare il bisogno del proprio corpo di riposarsi per recuperare meglio le forze ed essere più attivi subito dopo.

alleanzaPiano piano ho anche cominciato a vedere la malattia non come un nemico da combattere, ma come una risorsa che mi stava dando indicazioni reali sul mio stato e che mi stava aiutando a comprendere che forse la mia vita non era proprio a posto come pensavo, e che c’era qualcosa da aggiustare e modificare. Così facendo ho potuto sperimentare che mi è stato possibile superare diversi disagi in poco tempo e senza prendere medicinali. Non solo, ho cominciato a osservare che stavo sempre meglio e questo, per me che stavo quasi sempre male e mi imbottivo di farmaci, mi sembrava un miracolo.

All’inizio non è stato facile, perché gli strumenti che ho riscontrato che mi hanno dato un risultato efficace hanno comportato e comportano tutt’ora un grande lavoro su se stessi. Questo per me ha significato imparare ad ascoltarmi, a osservarmi, a sentire le mie emozioni senza raccontarmela. Ha significato essere disposta a modificare i miei atteggiamenti e convinzioni, e ad avere la forza di modificare il mio stile di vita quando ho compreso che non era sano per me. Mi ha portato ad avere il coraggio di essere coerente con me stessa, trovando per esempio il modo di comunicare a qualcun altro che certe situazioni non mi fanno sentire bene; oppure decidendo di affrontare le mie paure, o di seguire una strada anche quando non sembra razionalmente sensato. Per me si è trattato di un cambiamento quasi rivoluzionario, ma non ho avuto scelta. O meglio, ho dovuto scegliere tra soccombere e rassegnarmi a una vita di dolore e sofferenza e cercare un’alternativa.

Ero arrivata a investire stipendi e quantità di tempo notevoli in visite mediche, cure sperimentali, medicinali sempre più forti e invasivi. Ho fatto i miei errori e preso le mie fregature, così come ho incontrato medici speciali con una preparazione notevole e un grande amore per la loro professione, ma, nonostante tutti gli sforzi, stavo sempre peggio e alla fine, per alcuni sintomi, mi è stato detto che non si poteva fare più niente. Così ho iniziato a investire stipendi e quantità notevole di tempo in seminari e percorsi di consapevolezza, in libri, in ricerche, in studi di epigenetica, in dottori e cure alternative. Ho fatto i miei errori e preso le mie fregature, ho incontrato persone con una grande preparazione e un grande amore per la loro attività e, piano piano, nonostante a volte mi sembrava non ci fossero vie d’uscita, mi sono accorta che ho cominciato a stare meglio, fino ad arrivare, negli anni, a superare completamente quei sintomi per i quali sembrava non si potesse fare più niente.

conquistaDentro di me so che la mia guarigione non è stata una casualità, ma una “conquista” dovuta innanzi tutto alla mia voglia di non mollare e di non lasciarmi abbattere dalle difficoltà se non momentaneamente, alla mia curiosità di trovare anche nuovi strumenti e di provarli per vederne l’efficacia, e al mio grande, grandissimo impegno che giorno dopo giorno mi sta permettendo di recuperare me stessa e la mia salute. Gli studi di epigenetica lo stanno dimostrando: noi non siamo succubi dei geni, noi possiamo trasformare i nostri geni e modificare la nostra realtà, incluso il nostro stato di salute. Rispetto all’esperienza fatta fino ad ora, posso testimoniare che per me questo ha un senso.

Sono partita da una situazione in cui non credevo nemmeno che esistessero altre possibilità per riprendersi. Ero veramente disperata quando mi sono resa conto che stavo sempre peggio e non c’era niente che sembrava funzionare. È stato pesante essere giovani, nel pieno della vita, e non poterne godere del tutto per il dolore e la sofferenza e mi sono sentita tarpare le ali, quando mi è stato comunicato che non si poteva fare più niente per guarire. Avevo una vita davanti e non avevo più prospettive, se non di atroci sofferenze. Il lungo e a volte faticoso cammino fatto fino ad ora mi ha portato a recuperare forze, benessere ed energie e a “festeggiare” la febbre e il mal di orecchie.

Impensabile, se mi ricordo come stavo e come ero… eppure è successo.

2 commenti
  1. Massimiliano
    Massimiliano dice:

    Condivido il tuo entusiasmo. Sono sicuro che da questo tuo cammino di consapevolezza ne trarranno beneficio anche tutte le persone che si rivolgono a te come qualificata operatrice energetica. Grazie!

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    • Serenella
      Serenella dice:

      Grazie Massi. Quando sperimenti sulla tua pelle che utilizzando certe metodologie è possibile trasformare situazioni che sembravano impossibili, non puoi che condividere con entusiasmo ciò che hai vissuto. Quantomeno per me è così. Ammetto che anche quando vedo persone che, attraverso il mio sostegno, riescono a superare traumi difficili, provo una gioia immensa e dentro sento che vale la pena proseguire a impegnarmi per crescere ed evolvermi sempre di più

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