Niente è come appare

sguardoUno sguardo. È bastato uno sguardo perché Sonia rimanesse abbagliata da quegli occhi intensi e da quel viso angelico. La bellezza di Mauro era devastante, oscurava totalmente la mente di Sonia e le toccava l’anima in profondità. Nessun corteggiamento, niente tempo per conoscersi meglio, niente di tutto questo. Uno sguardo ha trasformato in un istante due perfetti estranei in una coppia inseparabile.

Poi un giorno una doccia fredda gelò il corpo di Sonia mentre Mauro l’abbracciava “Certo che una ragazza perbene come te doveva proprio incontrare un delinquente come me”. A quelle parole dette con un misto di tenerezza e rammarico il corpo di Sonia fu scosso da brividi e una morsa allo stomaco la colpì, togliendole quasi il respiro, ma subito intervenne una voce dentro di lei “Non vedi quanto è bello? Quando lo ritrovi un altro così? Tu non sei bella come lui, dovresti essere grata per il fatto che sta con te. Non solo, ma con tutte le donne che sbavano per lui, Mauro ti è fedele e ti fa divertire. Che altro vuoi? Non vedi quanto sei fortunata?”

Effettivamente Sonia era davvero fortunata ad aver incontrato Mauro. Perché doveva dare ascolto a quella strana sensazione avvertita nel corpo, quando i fatti le dimostravano che insieme stavano bene? Tuttavia Sonia non ebbe il coraggio di chiedere a Mauro perché le aveva detto quella strana frase. Il suo cuore sapeva che Mauro aveva detto la verità, ma Sonia preferì credere a quella voce che la rimproverava di non essere abbastanza grata per aver incontrato Mauro.

bello e dannatoMauro sembrava essere bello e dannato. Non aveva mai conosciuto suo padre, sua madre lo aveva abbandonato all’età di sei anni. Qualche anno dopo era stato adottato da una coppia, ma poi la madre adottiva cominciò a picchiarlo e così finì in collegio. La sua era stata una vita piena di abbandono e solitudine e soprattutto priva di amore. Mauro, in fondo, stava fuggendo da tutto quel dolore e da quell’immensa sofferenza che aveva provato quando era piccolo, e la presenza di Sonia non sempre era sufficiente a impedire a Mauro di rifugiarsi in qualche bicchiere di troppo.

A Sonia questo non piaceva affatto. Non amava gli eccessi e le dispiaceva vedere Mauro che si rovinava il fegato bevendo a poco a poco sempre di più. Non era questo il tipo di uomo che voleva accanto. “Lo lascio” pensava, ma poi una voce le diceva “brava! E tu dovresti essere un’anima evoluta? Perché non provi a metterti nei suoi panni? Voglio vedere te al suo posto! Pensa a quanto hai faticato tu a essere in equilibrio con quello che hai passato, e tu avrai sì e no sofferto l’un per cento rispetto a lui!” Quella voce non aveva tutti i torti. Se Sonia provava a mettersi nei panni di Mauro, non poteva che essere comprensiva verso di lui. “Sono un’egoista. Dovrei stare più vicina a Mauro”.

“Oh! Finalmente l’hai capito! Hai visto che cuore grande che ha Mauro nonostante tutto quello che ha passato? E quanto è tenero! È un’anima meravigliosa”.

“Lo so. Riconosco quanto Mauro potrebbe essere speciale, ma resta il fatto che intanto non lo è. Beve sempre di più… a volte nemmeno torna a casa… non so neanche se va al lavoro… io così non sono felice con lui”.

“Lo vedi che sei egoista? Vivete insieme da diversi anni ormai. È come se foste sposati. Com’era quella frase… vuoi tu stare con Mauro nella gioia e nel dolore, finché morte non vi separi? E ora che le cose tra voi non vanno, lo vuoi lasciare, invece di lottare per la vostra storia, invece di stargli ancora più vicino”.

E così Sonia cominciò a farsi sempre più carico dei problemi di Mauro, come se i suoi non fossero già abbastanza. A poco a poco Sonia si trovò in un vortice che la risucchiava sempre di più… sempre più giù… fino a scavare… fino a trovarsi letteralmente nell’inferno.

vortice neroSonia non riusciva più a riconoscere Mauro. Era come se improvvisamente si fosse svegliata in un incubo. L’uomo che aveva accanto era completamente diverso da quello che aveva conosciuto tanti anni prima. Quegli occhi così magici si erano spenti, quel cuore così tenero si era congelato, la sua anima sembrava fosse risucchiata ogni giorno di più. La dipendenza lo stava distruggendo, trascinando Sonia con sé. Ogni volta che Mauro faceva qualche danno, Sonia accorreva a porre riparo. Lo sostituiva al lavoro, pagava i suoi debiti, lo andava a prendere nel cuore della notte per riportarlo a casa e, soprattutto, lo perdonava ogni volta.

“Io non ce la faccio più ad andare avanti così. Mi sto ammalando, sono piena di debiti, vivo nell’ansia che in ogni istante potrebbe accadere qualcosa di terribile…”

“Ricordati, è come se foste sposati. Mauro è debole, non è forte come te. Lui ha bisogno di te. È solo al mondo, non ha né un padre, né una madre, nessuno che gli voglia bene… a parte te. Senza il tuo aiuto finirà in mezzo a una strada. Come minimo. Vuoi forse portarti questo peso sulla coscienza? Lo sai che non lo fa apposta. Sta male, poverino, ha sofferto tanto nella sua vita…”

“Ma a me chi ci pensa? Tutto questo per me è un peso! È diventato qualcosa di più grande di me! Tutto questo è un inferno, un vero incubo. Io non ce la faccio più a continuare così, lui non fa niente per cambiare”.

“Lo vedi come sei? Sempre a giudicare e a sindacare cosa fanno o non fanno gli altri. Magari tu non fai abbastanza, magari tu non lo rendi così felice da scegliere te all’alcool”.

Tac. Quelle parole fecero scattare qualcosa dentro Sonia. Di sicuro Sonia non poteva rimproverarsi proprio niente e questo era ormai evidente per lei. Aveva fatto di tutto per salvare Mauro e la loro storia, era andata persino contro se stessa, ma improvvisamente le fu chiaro che non poteva fare proprio niente, assolutamente niente, di fronte alla scelta. Quella voce lo aveva detto chiaramente: Mauro aveva scelto l’alcool a lei e alla loro unione. Sonia ebbe l’immagine di una strada a forma di ipsilon. Per un tratto avevano scelto di camminare insieme, ma poi le loro strade si erano separate. Non che una fosse giusta o sbagliata, semplicemente lei e Mauro avevano scelto strade diverse, e l’una non funzionava per l’altro e viceversa. Mauro, in fondo, non le aveva chiesto di aiutarlo. Era Sonia a essere convinta che così lui non poteva essere felice, basandosi sulla conclusione che lei al suo posto non lo sarebbe stata. Ma era poi così vero questo? Per mettersi totalmente nei panni dell’altro e soprattutto per cercare di non fare del male all’altro, Sonia stava annientando se stessa. Era lei che doveva salvare, non Mauro e tantomeno la loro storia, a maggior ragione se questa è una scelta non sostenuta da entrambi. Era se stessa di cui doveva occuparsi. Non le importava più di sentirsi cattiva, sbagliata o egoista perché questa nuova consapevolezza l’aveva resa finalmente leggera, come non le accadeva da tanto tempo. Non solo, questa nuova consapevolezza le aveva mostrato chiaramente dove si trovava e dove voleva andare. Fu a quel punto che Sonia percepì una luce in lontananza.

Era l’uscita dall’inferno.

2 commenti
  1. Massimiliano
    Massimiliano dice:

    Niente è come appare è commovente e ci ricorda che il benessere di ciascuno non passa verso l’ auto annullamento ma attraverso un sano e non egoistico Amore di sé. Ci ricorda il potere manipolatorio del rimuginio mentale e ĺe illuminanti intuizioni che vengono dall’ ascolto del proprio corpo..Da leggere e condividere. Breve e completo, a partire dal titolo. Grazie a chi l’ ha scritto.

    Rispondi
    • Serenella
      Serenella dice:

      Grazie Massi per le tue parole e per il tuo sostegno,
      neanche a farlo apposta si era parlato un po’ di queste tematiche poco tempo fa…
      Un caro abbraccio

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *