Linguaggio del corpo connesso alla malattia

La malattia è spesso una conseguenza di un vissuto che abbiamo sentito come traumatico o conflittuale

È stato scientificamente provato che corpo, cervello ed emozioni sono strettamente connessi tra loro. Di conseguenza ciò che accade a uno di questi tre ambiti ha inevitabilmente delle ripercussioni anche negli altri due. Quindi se di fronte a un trauma, che è considerato un evento che ci coglie di sorpresa e dove ci si sente incapaci di fare o dire qualcosa, ci siamo sentiti per esempio incapaci di respirare, potremmo avere in seguito dei problemi ai polmoni. Se invece abbiamo vissuto una sensazione di separazione, potremmo avere in seguito un’orticaria. E questo accade anche se non ce ne siamo resi conto, ma abbiamo vissuto quelle sensazioni a livello istintivo. In poche parole quando viviamo una situazione traumatica abbiamo delle ripercussioni sul corpo che dipendono dal tipo di sentito emotivo che abbiamo provato nel momento del conflitto.

Conoscere il linguaggio del corpo connesso alla malattia diventa un aiuto per tornare in equilibrio

Conoscere queste connessioni e il loro linguaggio, diventa quindi un valido aiuto per comprendere cosa ci è successo e come intervenire per tornare in equilibrio.

Questo corso è quindi una preziosa opportunità per imparare come ascoltare il proprio corpo, come entrarci dentro e viverlo, e, soprattutto, come conoscere e riconoscere il suo linguaggio. Quando abbiamo un disturbo fisico o ci ammaliamo, di solito, abbiamo la tendenza a debellare e combattere la malattia e a considerare corpo e dolore come nemici. In realtà, il corpo ci sta comunicando un messaggio e ci sta indicando la causa che ci ha portato ad avere quel disturbo o malattia. Fabrizio Venturi ci condurrà in un viaggio che ci permette di cogliere i segnali del corpo, di saperli interpretare e di sapere come intervenire. Comprendendone il linguaggio, infatti, corpo e malattia non sono più dei nemici, ma dei preziosi alleati che ci guidano alla guarigione e al ritrovamento del nostro equilibrio, poiché siamo in grado di risalire alla causa principale che ha creato quel disturbo e da lì possiamo valutare la migliore soluzione disponibile.

Il corso introdotto direttamente da Fabrizio Venturi

Mai come in questo secolo l’essere umano ha vissuto cambiamenti indotti in gran parte dalle proprie scoperte e, di conseguenza, il bisogno di adattamento ad attività molto diverse derivanti da tali scoperte.

Durante tale periodo, si è molto sviluppata la metodica analitica nel valutare fatti ed eventi per poter capire il contenuto di ciò che interessa nel profilo della ricerca. Tale impostazione ha permesso sicuramente di capire quali siano le unità funzionali di molte cose che cerchiamo di individuare, ma fatalmente perdiamo la visione funzionale d’insieme dell’intero sistema a cui fa riferimento il nostro oggetto di ricerca.

Anche l’ambito della medicina convenzionale ha passato, e sta tuttora passando, tale percorso sviluppando una grande capacità di analisi settoriali dell’organismo umano, che però molto spesso perde di vista l’essere umano nella sua unicità psico-neuro-corporea. Considerare virus, batteri, analisi con valori o marcatori di diverso tipo, come la causa o il problema da eliminare, senza considerare per quell’individuo la fonte di tale disturbo e in quale fase di stress si trovi in quel momento rispetto alla quantità di stress accumulato, può portare a rendere inefficace anche trattamenti che dovrebbero essere utili.

Il linguaggio del corpo umano, pur avendo concentrato i suoi contatti con il mondo esterno con elementi sempre più facilitanti dal punto di vista del dispendio di energie interne e sostenenti la propria incolumità, dal punto di vista delle proprie capacità reattive nei confronti delle difficoltà, usa sempre lo schema che ha un senso rispetto alla propria evoluzione, dove istinto, senso e psiche si integrano in quell’individuo.

Ad oggi molti ricercatori si sono dedicati a cercar di interpretare tale linguaggio e fra questi il lavoro clinico sviluppato dal Dott. Hammer, permette di ridare un senso a ciò che noi definiamo sintomo o problema di salute. Fare un percorso in tale conoscenza può essere utile al fine di prevenire e dare un giusto senso a ciò che noi definiamo benessere psicofisico.

Perché partecipare a questo corso

Per me questo è stato un corso che mi ha permesso di fare una svolta significativa non solo professionalmente, ma anche a livello personale, aiutandomi a vivere il mio corpo e i suoi sintomi con maggiore consapevolezza e serenità, intervenendo in modo diretto ed efficace solo là dove è necessario. Inoltre, mi ha aiutato a essere maggiormente rispettosa e coerente con ciò che sento, così da evitare quanto più possibile situazioni conflittuali e, di conseguenza, eventuali disagi fisici. Mi è servito anche a comprendere e a ricostruire cosa mi è successo nel mio vissuto e perché mi sono accadute certe situazioni. In questo modo ho potuto mettere al loro posto alcuni tasselli della mia vita e, grazie alla chiarezza ricevuta, a sentirmi più in pace.

Fabrizio Venturi poi ha la capacità di trasmettere questa materia in maniera semplice, considerando la complessità dell’argomento, ma al tempo stesso completa. Inoltre difficilmente ripete la solita cosa, ma ti fa vedere quell’aspetto ogni volta da un’altra prospettiva e punto di vista diverso, aiutandoti ad ampliare la tua visione e a collegare gli argomenti tra loro. Cerca poi di offrire stimoli per approfondire le tematiche studiate e, soprattutto, riesce a farti sentire ciò che dice perché ti aiuta a riconoscerlo nel tuo vissuto e nella tua esperienza

Chi può partecipare

Chiunque sia interessato ad approfondire l’argomento. Al precedente corso hanno partecipato medici, operatori olistici e persone che volevano comprendere meglio come funziona il corpo e il suo linguaggio per avere uno strumento efficace da utilizzare per il proprio benessere. Fondamentalmente, infatti, questo è stato un percorso più che un semplice corso che ci ha permesso di conoscerci meglio e di tornare a casa con delle conoscenze utili per migliorare noi stessi e la nostra vita.

Oddio la febbre!

febbrePoco tempo fa mi è venuta la febbre, così, quasi all’improvviso. Quel giorno avevo lavorato e svolto le mie attività quotidiane più o meno come al solito. Avevo soltanto allentato un po’ il ritmo perché da qualche giorno avvertivo una leggera stanchezza di sottofondo, segnale che avevo interpretato come un bisogno da parte del corpo di rallentare per poter recuperare meglio le forze. Avendo distribuito gli impegni in tempi più lunghi, è stato più facile per me ascoltarmi e accorgermi che d’un tratto mi sentivo particolarmente strana. Decisi di misurarmi la febbre: 37,5

Essendo una persona che lavora molto su se stessa e che è quasi sempre “sul pezzo” ho subito intuito che probabilmente si trattava di quella che nel linguaggio della Nuova Medicina Germanica si chiama “crisi epilettoide”. In parole semplici è una specie di “crisi di guarigione”, una fase in cui il corpo “resetta” il sistema attraverso sintomi più o meno intensi, che generano appunto una crisi, per poi avviarsi a una fase che va incontro alla guarigione. Dopo quella crisi, infatti, il corpo ritorna a un nuovo equilibrio nel quale il sistema è addirittura migliore rispetto al precedente, è come se si passasse a un sistema operativo più aggiornato dopo aver eseguito un resettamento.

Così ho fatto mente locale e mi sono ricordata che poco tempo prima avevo risolto un trauma antichissimo che aveva a che fare con le orecchie e, guarda caso, avevo anche un dolore acuto alle orecchie. In quel momento, dentro di me, ho sentito che quello era il motivo per cui stavo male.

massa di energiaTrattandosi di un trauma abbastanza profondo e soprattutto durato molto nel tempo, ho messo in conto che la fase di resettamento sarebbe potuta essere piuttosto tosta da gestire. In altre parole, l’energia che era rimasta bloccata in quel trauma, essendo antico e intenso, aveva occupato una massa piuttosto grande, perciò in quel momento il mio corpo si stava reimpossessando di una massa consistente di energia che tornava a essere in circolazione e questo passaggio lo avrebbe potuto mettere in una specie di corto circuito abbastanza lungo e/o intenso da gestire.

Decisi di monitorare il processo per 36 ore, il tempo massimo di durata di una crisi di quel tipo, in modo da intervenire diversamente qualora avessi continuato ad avere quei sintomi. Dentro, tuttavia, percepivo che l’analisi che avevo fatto “tornava” e, nonostante la febbre, mi sentivo felicissima all’idea che stavo andando incontro alla guarigione di un altro trauma del passato! Quindi, tutta contenta, ho spostato gli impegni di un paio di giorni e mi sono messa a letto. Mi sentivo quasi come un animale che va in tana con il bisogno di starsene da solo, leccarsi le ferite e rimanere così fino alla scomparsa del malessere.

prano maniHo fatto del mio meglio per seguire il processo e assecondare le necessità del corpo anche se in certi momenti, in cui la febbre era piuttosto alta e il dolore alle orecchie piuttosto acuto, c’era una parte di me che se ne sarebbe voluta andare per sfuggire a quel dolore. Per fortuna conosco diverse tecniche energetiche che sostengono il processo del corpo in modo naturale e quindi sono riuscita a rendere i momenti particolarmente dolorosi più sostenibili senza dover ricorrere a sistemi più invasivi.

Come da previsione, passate le 36 ore, ho cominciato a stare meglio. Febbre sparita, dolore alle orecchie pure. Avvertivo solo un po’ di spossatezza, quella tipica di quando finisce una fase in cui hai dormito e mangiato poco e ti sei sentito per un po’ sottosopra. Mi sono presa una giornata in più per recuperare al meglio le forze e poi ho riscontrato che ero di nuovo in forma. Praticamente in un giorno e mezzo, senza prendere alcun tipo di medicinale, sono guarita da un’infiammazione alle orecchie con febbre in alcuni momenti piuttosto alta. WOW! Per me si è trattato di un’ulteriore dimostrazione che quello che ho studiato riguardo alle modalità naturali per recuperare il proprio benessere ha un senso, non solo nella teoria, ma anche nella pratica. Mi sono ricordata anche di come gestivo in passato situazioni del genere e mi sono accorta di quanto sono cambiata.

malattiaSe non avessi conosciuto il significato del linguaggio del corpo connesso alla malattia e le fasi in cui questa si manifesta, realizzando di avere la febbre e un dolore acuto alle orecchie, mi sarei vista malata e mi sarei preoccupata. Non mi sarebbe mai venuto in mente che si poteva trattare di un peggioramento momentaneo che mi stava portando incontro alla guarigione e a un nuovo equilibrio. Se poi con il ricordo vado a circa 15 anni fa, scoprendo quei sintomi, la routine sarebbe stata: “Oddio ho la febbre! Cacchio, mi fanno male pure le orecchie!”. All’epoca la malattia andava combattuta e possibilmente istantaneamente. Così mi sarei fatta dare un antidolorifico per non sentire il dolore e un antibiotico per debellare l’infiammazione, anche perché rimanere a casa e non andare al lavoro (per la febbre poi) era un vero lusso. Di solito, un classico era che alla fine mi trascinavo i sintomi per una/due settimane e andavo avanti a forza di medicine.

Nel tempo ho cambiato atteggiamento perché ho sperimentato che questo per me non andava bene, stavo sempre peggio e probabilmente non era la mia via. Così ho iniziato a cercare metodologie e strumenti che mi permettessero di tornare in equilibrio in modo naturale, perché dentro “sapevo” che il corpo ha la capacità di recuperare gran parte dei suoi equilibri, si trattava solo di trovare il canale giusto.

Ho cominciato a cambiare le mie abitudini e a superare le mie paure e preoccupazioni per potermi permettere di stare a letto quando mi sentivo male. Anni fa pensavo che fosse un lusso. Come dipendente ne avevo il diritto, ma in pratica temevo di perdere il lavoro. In seguito, come lavoratrice autonoma, mi sembrava che fosse addirittura impossibile perché non avevo chi mi sostituiva e temevo di scontentare i clienti rimanendo a casa; in più non avevo guadagno e avevo paura di non farcela economicamente. Mi ci è voluto un bel po’, ma alla fine mi sono resa conto che stare a letto, in certi casi, era un modo di sapersi ascoltare e di rispettare il bisogno del proprio corpo di riposarsi per recuperare meglio le forze ed essere più attivi subito dopo.

alleanzaPiano piano ho anche cominciato a vedere la malattia non come un nemico da combattere, ma come una risorsa che mi stava dando indicazioni reali sul mio stato e che mi stava aiutando a comprendere che forse la mia vita non era proprio a posto come pensavo, e che c’era qualcosa da aggiustare e modificare. Così facendo ho potuto sperimentare che mi è stato possibile superare diversi disagi in poco tempo e senza prendere medicinali. Non solo, ho cominciato a osservare che stavo sempre meglio e questo, per me che stavo quasi sempre male e mi imbottivo di farmaci, mi sembrava un miracolo.

All’inizio non è stato facile, perché gli strumenti che ho riscontrato che mi hanno dato un risultato efficace hanno comportato e comportano tutt’ora un grande lavoro su se stessi. Questo per me ha significato imparare ad ascoltarmi, a osservarmi, a sentire le mie emozioni senza raccontarmela. Ha significato essere disposta a modificare i miei atteggiamenti e convinzioni, e ad avere la forza di modificare il mio stile di vita quando ho compreso che non era sano per me. Mi ha portato ad avere il coraggio di essere coerente con me stessa, trovando per esempio il modo di comunicare a qualcun altro che certe situazioni non mi fanno sentire bene; oppure decidendo di affrontare le mie paure, o di seguire una strada anche quando non sembra razionalmente sensato. Per me si è trattato di un cambiamento quasi rivoluzionario, ma non ho avuto scelta. O meglio, ho dovuto scegliere tra soccombere e rassegnarmi a una vita di dolore e sofferenza e cercare un’alternativa.

Ero arrivata a investire stipendi e quantità di tempo notevoli in visite mediche, cure sperimentali, medicinali sempre più forti e invasivi. Ho fatto i miei errori e preso le mie fregature, così come ho incontrato medici speciali con una preparazione notevole e un grande amore per la loro professione, ma, nonostante tutti gli sforzi, stavo sempre peggio e alla fine, per alcuni sintomi, mi è stato detto che non si poteva fare più niente. Così ho iniziato a investire stipendi e quantità notevole di tempo in seminari e percorsi di consapevolezza, in libri, in ricerche, in studi di epigenetica, in dottori e cure alternative. Ho fatto i miei errori e preso le mie fregature, ho incontrato persone con una grande preparazione e un grande amore per la loro attività e, piano piano, nonostante a volte mi sembrava non ci fossero vie d’uscita, mi sono accorta che ho cominciato a stare meglio, fino ad arrivare, negli anni, a superare completamente quei sintomi per i quali sembrava non si potesse fare più niente.

conquistaDentro di me so che la mia guarigione non è stata una casualità, ma una “conquista” dovuta innanzi tutto alla mia voglia di non mollare e di non lasciarmi abbattere dalle difficoltà se non momentaneamente, alla mia curiosità di trovare anche nuovi strumenti e di provarli per vederne l’efficacia, e al mio grande, grandissimo impegno che giorno dopo giorno mi sta permettendo di recuperare me stessa e la mia salute. Gli studi di epigenetica lo stanno dimostrando: noi non siamo succubi dei geni, noi possiamo trasformare i nostri geni e modificare la nostra realtà, incluso il nostro stato di salute. Rispetto all’esperienza fatta fino ad ora, posso testimoniare che per me questo ha un senso.

Sono partita da una situazione in cui non credevo nemmeno che esistessero altre possibilità per riprendersi. Ero veramente disperata quando mi sono resa conto che stavo sempre peggio e non c’era niente che sembrava funzionare. È stato pesante essere giovani, nel pieno della vita, e non poterne godere del tutto per il dolore e la sofferenza e mi sono sentita tarpare le ali, quando mi è stato comunicato che non si poteva fare più niente per guarire. Avevo una vita davanti e non avevo più prospettive, se non di atroci sofferenze. Il lungo e a volte faticoso cammino fatto fino ad ora mi ha portato a recuperare forze, benessere ed energie e a “festeggiare” la febbre e il mal di orecchie.

Impensabile, se mi ricordo come stavo e come ero… eppure è successo.

“Costellazioni Familiari?! E a che mi servirebbero?”

Gli studi scientifici degli ultimi anni, in particolare quelli di epigenetica, stanno dimostrando che la nostra percezione dell’ambiente (sia esterno che interno) attiva dei comportamenti che influenzano il nostro stato di salute psicofisico e il nostro stile di vita. Non solo, stanno dimostrando che ereditiamo anche le esperienze vissute dai nostri antenati e che queste modificano il nostro comportamento a seconda di come sono state percepite da chi ci ha preceduto.

Supponiamo che Tizio e Caio vedano un cane che abbaia. Tizio è tutto felice perché adora gli animali e pensa che voglia fargli le feste. Caio, invece, rimane bloccato dalla paura perché pensa che voglia aggredirlo. Nonostante il cane sia lo stesso, Tizio e Caio hanno due reazioni completamente diverse. Quando a Caio arriva il segnale (dall’ambiente esterno) del cane che abbaia, il suo cervello va nell’archivio e vede che in passato è stato morso da un cane. Se quella paura non è stata superata o riconosciuta come tale, può accadere che il cane venga visto ancora come un pericolo, anche se magari si tratta di un cucciolo che scodinzola. Ecco quindi che il cervello trasmette al corpo il segnale (proveniente questa volta dall’ambiente interno) di allarme, e scatta la paura che porta Caio a bloccarsi davanti al cane. abbraccio col caneTizio, che non ha alcuna memoria traumatica nel suo vissuto rispetto ai cani, si avvicina all’animale e si gode le feste.

Perciò il vissuto traumatico che non abbiamo superato influenza e modifica la percezione della nostra realtà e quindi il nostro comportamento. Lo stesso vale per quei traumi che non abbiamo riconosciuto, magari perché l’idea di attraversarli ci spaventa e quindi preferiamo far finta di niente, pensando che stiamo bene o convincendoci che quella paura l’abbiamo superata.

Ciò che la scienza sta dimostrando è che queste dinamiche avvengono anche per quei traumi che abbiamo ereditato, traumi di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli ma che comunque ci cambiano il comportamento pur non rendendocene conto.

Supponiamo che il nonno di Caio sia stato morso da un cane e poi sia morto perché a quei tempi era facile prendersi un’infezione letale. Supponiamo che il papà di Caio era piccolo quando è successo il fatto e che quello che ha capito è che ha perso il padre per il morso di un cane. Se negli anni non riesce a superare quel dolore, potrebbe accadere che suo figlio Caio rimanga paralizzato dal terrore ogni volta che vede un cane, anche se non ha mai avuto episodi traumatici diretti che giustifichino quella reazione. In base all’esperienza che Caio ha ereditato, il morso di un cane non è solo un pericolo, ma implica la perdita della vita e quindi la sua percezione di fronte a un cane è di terrore.

Questo può sembrare un episodio banale, ma intanto Caio si priva di una relazione equilibrata o piacevole con i cani e magari fa di tutto per evitare di andare a trovare gli amici che hanno un cane in casa o prova una forte ansia, ogni volta che si concede una passeggiata al parco sotto casa, per la paura di incontrare qualcuno che porta il cane fuori. Caio investe un sacco di energie nell’evitare l’incontro con i cani e in ansie ogni volta che ne vede uno, in più si limita privandosi di attività che gli piacerebbero, come passeggiare nel parco e andare a trovare i suoi amici. E il bello è che assume questi comportamenti senza una vera ragione, visto che non ha mai avuto episodi traumatici con i cani. Tuttavia, Caio si rende conto che ogni volta che vede un cane si sente terrorizzato e non può fare a meno di reagire in quel modo, anche se non riesce a spiegarsene il motivo. Non solo, la sua paura è talmente grande che non riesce a cambiare comportamento pur rendendosi conto che “apparentemente” si tratta di una paura infondata.

Gli stessi meccanismi accadono anche per situazioni che non definiremmo poi così banali. Per esempio chi ha avuto in famiglia diverse perdite di uomini in età precoce o comunque ancora giovani, potrebbe ritrovarsi a essere un uomo violento. Oppure storie di abusi sessuali possono portare alle generazioni successive comportamenti tali per cui le donne “attraggono” uomini sbagliati o violenti, oppure vorrebbero avere una relazione ma poi, di fatto, assumono dei comportamenti per cui si allontanano dagli uomini. Anche stati emotivi di forte depressione, che talvolta possono portare fino al suicidio o al pensiero di farlo, possono dipendere da storie di abusi sessuali in famiglia.

Altro esempio sono i vissuti di povertà in cui si è sofferta la fame. Questi possono portare alle future generazioni difficoltà in ambito lavorativo o economico, oppure a sintomi come il diabete, l’obesità o, nei casi più estremi, alla schizofrenia*.

Ecco quindi che, spesso, dietro a tanti nostri comportamenti e reazioni quotidiane che di solito partono in automatico e di cui a volte non ci rendiamo nemmeno conto, ci sono dei vissuti traumatici che non sono stati superati o riconosciuti da noi o dai nostri antenati. Lo stesso dicasi per alcuni sintomi fisici o disagi emotivi.

cambiare lavoroE così, se per esempio non abbiamo il coraggio di cambiare un lavoro che ci fa star male perché temiamo di non farcela economicamente e piuttosto siamo disposti a mantenere quel lavoro anche se stiamo male, è possibile che dietro a questo comportamento ci sia un antenato che abbia vissuto un evento rimasto ancora traumatico, o che non sia stato riconosciuto come tale, legato a qualche episodio di stenti. Magari in una famiglia di dieci figli un antenato ha dovuto abbandonare un figlio, oppure un bisnonno ha perso il padre da giovane e si è ritrovato ad avere difficoltà economiche, o qualcuno delle generazioni precedenti ha subito la fame a causa della guerra. Qualunque sia stato il motivo, resta il fatto che ci facciamo andar bene un lavoro che in realtà ci fa star male e, pur essendo consapevoli che quel lavoro non è salutare per noi e che vorremmo cambiarlo, non lo facciamo perché ci sembra che non ci siano altre possibilità oppure perché “sicuramente” senza quel lavoro moriremmo di fame o faremmo una vita di stenti e sacrifici. Ci preoccupiamo per il futuro a causa di un passato non risolto e intanto ci viviamo male il presente, spesso facendo buon viso a cattivo gioco.

Ora, sempre secondo gli studi scientifici, è stato dimostrato che è possibile cambiare il comportamento modificando la percezione. Perciò, riferendomi all’esempio precedente, per trovare il coraggio di cambiare un lavoro che ci fa star male, occorre modificare la percezione della paura legata alla convinzione di non farcela economicamente; oppure, nel caso di Caio, modificare la percezione della paura legata alla convinzione che se un cane ti morde, muori.

Bene… ma all’atto pratico, come si fa? Oggi ci sono davvero tanti strumenti che aiutano in modo naturale a riconoscere e a integrare vissuti traumatici. Tra quelli che conosco e che ho sperimentato personalmente, ci sono anche le costellazioni familiari.

costellazioni familiariSi tratta di un lavoro che utilizzo per modificare qualcosa di particolarmente significativo per la mia vita o per fare passaggi che per me sento davvero importanti. Grazie alle costellazioni familiari ho potuto comprendere a un livello profondo perché sentite nel corpo, nelle emozioni e viste davanti ai miei occhi, quali erano le dinamiche che mi bloccavano una determinata situazione e ho potuto sentire come quel blocco faceva stare me e i miei antenati. Vivendo quelle emozioni, quel dolore o quella paura, che a volte pensavo insormontabili, mi sono resa conto non solo che era possibile attraversarle, ma anche che era possibile trovare una soluzione. Così, sentendo con la stessa intensità anche le dinamiche che portavano a una via d’uscita, ho potuto acquisire quella forza necessaria per creare una trasformazione dentro di me e nella mia vita. Detto in termini epigenetici, ho cambiato la percezione e quindi il comportamento che influenza lo stato di salute e la realtà.

Successivamente, quando la vita si è presentata con eventi simili a quelli che mi bloccavano, non solo li ho potuti riconoscere, ma a quel punto ho potuto scegliere se continuare con il vecchio schema o attuare un cambiamento. E così, nel tempo, mi sono accorta che riuscivo a mettere in pratica quello che avevo visto e percepito in costellazione, fino a realizzare, con grande soddisfazione, che quella trasformazione era avvenuta perché riuscivo a gestire diversamente il solito scenario e inoltre non mi spaventava più.

Grazie alle costellazioni ho potuto anche comprendere a un livello più profondo la storia della mia famiglia e quello che i miei antenati hanno dovuto attraversare. Così, se in passato ho giudicato i miei genitori e mettevo spesso l’accento su ciò che tra noi non ha funzionato, dopo aver sentito dentro di me quello che hanno vissuto, non mi è più venuto di giudicarli. È come se avessi potuto far pace con il mio passato, riconoscendo il mio vissuto per quello che è stato e integrarlo come esperienza.

Dalle costellazioni familiari ho ricevuto talmente tanto che ammetto che si tratta di un lavoro che mi sta particolarmente a cuore. Così, quando con Fabrizio Venturi, dopo diversi anni che seguivo i suoi lavori, si è creata l’opportunità di organizzare delle costellazioni condotte da lui, sono stata felicissima. L’idea, infatti, di fare un lavoro che mi ha dato tanto qui a Greppaldino, una terra che amo e che è anche il mio luogo di origine, mi riempie di gioia. Così come mi piace il fatto di offrire e condividere questo strumento prezioso con le persone del territorio e con tutti coloro che si sentono attratti da questa esperienza.

cambiare realtàCambiare la nostra realtà richiede impegno, ma è possibile. Un tempo lo dicevano le antiche tradizioni spirituali, oggi lo dice anche la scienza. Per quanto mi riguarda, sono una persona che sente dentro di sé che è possibile vivere bene ed essere felici di vivere, e quindi sperimento continuamente strumenti che permettono un cambiamento in maniera naturale, mantenendo poi quelli che sono stati efficaci. Perciò, rispetto alla mia esperienza fatta fino ad ora, posso dire che non sempre il cambiamento è facile e immediato, ma è sicuramente possibile. Ne vale la pena? Dal mio punto di vista assolutamente sì, perché giorno dopo giorno sto imparando a conoscermi sempre più in profondità e a riconoscere i miei punti di forza e i miei limiti, rendendomi sempre più conto di quanto la mia vita sia stata condizionata da rabbia, paure, preoccupazioni e convinzioni che non erano nemmeno mie, ma che ho fatto tali.

Così, quando riesco a superare un limite, sono felice perché so che ci sono più opportunità davanti a me, visto che sono in grado di fare esperienze che prima non riuscivo a fare per la paura. Non solo, avendo sempre meno condizionamenti, posso fare scelte per me stessa e la mia vita assecondando quello che veramente sento adatto a me, e questo mi fa sentire libera, una conquista che per me non ha prezzo.

*nel seguente articolo è possibile leggere alcune ricerche fatte nell’ambito dell’epigenomica ed epigenetica

Pensiero Sistemico

“Shhhhh, silenzio! E provate ad ascoltare le onde del mare” esortò Brizio al gruppo di ragazzi che era solito riunirsi a Greppaldino. “Dopo un po’, se prestate attenzione, comincerete a sentire una specie di ronzio costante, BOOOM, BOOOM, BOOOM. Bene, sappiate che state ascoltando il suono che pervade l’intero universo”.

“Ma è fantastico! Può essere che sia questa la vibrazione che alcuni chiamano OM?” chiese Samita che aveva origini indiane e riportava spesso le sue osservazioni ai concetti orientali.

“Sì” rispose Brizio ammiccando

“È incredibile! Mi ricorda il suono che ho sentito mentre ero in coma per intossicazione da funghi” disse Alì, soprannominato in questo modo per la sua passione per i tappeti.

“Ora che ci penso è successo anche a me mentre mi rianimavano per lo stesso motivo” aggiunse Gaia

“La prossima volta cambiate ortolano” osservò Lucius divertito, a cui sembrava impossibile che in un gruppo così piccolo ci fossero ben due persone andate in coma per via dei funghi.

“Come vi dicevo” esordì Brizio riportando l’attenzione sull’argomento “è ormai dimostrato che l’Universo è fatto interamente di energia. Questo suono, che a volte si riesce a sentire anche nel silenzio del deserto, è un po’ come se fosse la vibrazione base dell’esistenza. Tuttavia nel mondo ci sono tantissime altre frequenze, con i loro suoni, i loro colori e le loro forme. Praticamente l’Universo è fatto da onde che si muovono nello spazio”

“Ci fai qualche esempio?” chiesero i ragazzi in coro, che non stavano più nella pelle dalla curiosità

“Beh c’è la vibrazione del cuore, che ha una forma toroidale; c’è quella dell’otto o infinito che è per esempio la forma presente nella relazione tra madre e figlio; la spirale, la forma a ponte… images

“Ma quindi se tutto è fatto di energia, lo siamo anche noi e gli oggetti che ci circondano?” chiese Massi che di solito osservava molto e parlava poco, ma, ogni volta, con interventi perspicaci.

“Certo!” rispose Brizio. “Non si può più fare la distinzione tra materia ed energia. Anche questo ormai è stato abbondantemente dimostrato. La materia è energia condensata e quindi è pressoché impossibile separare la materia dall’energia. Per questo è fondamentale che vi abituiate a pensare e a vivere in modo sistemico”

“In modo che?” chiese Lupanna incuriosita da questa nuova parola

interazione tra elettroni

“In modo sistemico. Allora, dovete tenere presente che non solo tutto è fatto di energia, inclusi i nostri corpi, i nostri organi e le nostre emozioni e pensieri, ma anche che queste onde di energia sono continuamente interconnesse tra di loro e con tutto ciò che le circonda. In questo momento, per esempio, sono presenti onde radio, televisive, onde emanate dai cellulari; c’è il campo elettromagnetico dei nostri corpi, della Terra, del tavolo, delle sedie. È tutto un intrecciarsi di onde che, relazionandosi tra di loro, si influenzano e cambiano continuamente forma. L’Universo e i suoi processi vitali, in realtà, sono in continua trasformazione e movimento, anche se a noi sembra difficile da credere che sia veramente così perché di solito non riusciamo a vedere l’energia, o meglio, la percepiamo ma non ce ne rendiamo conto; tuttavia questo è ciò che ha dimostrato la ricerca.

“Mi viene in mente una Ferrari che viaggia a 300 km orari su un rettilineo. È talmente veloce che non la vedi, è come se non fosse mai passata davanti ai nostri occhi” osservò Vale

“Brava!” disse Brizio “è proprio così. Il fatto che non la vedi, non significa che non esista o che non abbia lasciato dei segnali nell’ambiente o nel tuo corpo. Infatti puoi sentirne il rumore durante il suo passaggio, oppure puoi vedere delle tracce di olio sull’asfalto o potresti sentire l’odore che ha lasciato sul rettilineo, e magari quell’odore dà fastidio al tuo corpo anche se non hai idea da dove provenga. È per questo che insisto tanto sull’importanza di abituarsi a guardare la realtà più nel suo insieme e a saperne vedere anche le interconnessioni, in poche parole, che vi abituiate a pensare in modo sistemico”

“Ora che ci penso a volte ho la sensazione di vedere nell’aria un movimento che mi ricorda quell’effetto ottico che si osserva d’estate quando fa veramente caldo e ti accorgi che l’aria sull’asfalto è più densa e sale in un movimento continuo” intervenne Samita, che stava ancora pensando al mondo fatto di onde di energia appena descritto da Brizio.

“A me invece capita spesso di vedere un’area bianca e spessa intorno alle persone” aggiunse Giulia

“L’aura!”

“Sì, Samita, probabilmente Giulia vede l’aura delle persone” disse pazientemente Brizio a Samita

aura

“Comunque anche gli oggetti ce l’hanno, è meno intensa, ma c’è anche intorno agli oggetti” proseguì Giulia

“UUUUUhhhhhh! Mi sono appena ricordata che una volta durante un trattamento di pranoterapia ho visto un colore verde che usciva da sotto le mani del terapeuta!” esclamò meravigliata Gaia

“Visto? Che vi dicevo? Tutto è fatto di vibrazioni, onde, suoni e colori, e i ricercatori sostengono che mentre parlando di materia è possibile dividere e studiare ogni parte separatamente, con le onde di energia questo non si può fare. Perciò, più che vedere il mondo in forma separata, ci è utile considerare il mondo come un insieme di sistemi e osservare le relazioni e le connessioni che ci sono all’interno dei vari sistemi per comprenderne il funzionamento ed eventualmente anche i guasti.

Supponiamo che a Giulia faccia male la schiena. Di solito siamo abituati a cercare di capire come risolvere un problema: potrebbe prendere un antidolorifico, farsi fare un massaggio, cambiare materasso, portare meno pesi. Inoltre tendiamo a prendere in considerazione solo la parte coinvolta; perciò potremmo pensare che il mal di schiena dipenda dalla colonna vertebrale o da qualche muscolo strappato. Quando guardi l’intero sistema, invece, magari ti accorgi che il mal di schiena è cominciato dopo un  po’ di tempo che il ginocchio era indolenzito. Per alleviare il dolore al ginocchio, Giulia spostava il peso del corpo sull’altra gamba e camminando storta ha creato problemi alla schiena. Quindi l’origine di quel dolore, in realtà, è il ginocchio. Se rimetti in equilibrio il ginocchio probabilmente passa anche il mal di schiena”.

“Non mi è ancora ben chiaro come si fa a risalire al fatto che l’origine del mal funzionamento della schiena di Giulia, all’interno del suo sistema, sia il ginocchio” disse Vale

“Diciamo che un altro aspetto importante da tenere presente quando si osserva un sistema è non solo lo spazio, ovvero le parti coinvolte nel processo in questione, ma anche il tempo. Il problema, infatti, può risalire anche in un punto lontano nel tempo. Nella Biopsicosomatica un tempo importante da prendere in considerazione è l’arco che va da zero a nove mesi dal momento in cui abbiamo avvertito un dolore. Perciò, una delle primissime domande da porci per cercare di risalire all’origine di un disagio fisico o emotivo è quando è cominciato e cosa è successo in quel periodo. Giulia, per esempio, ti avrebbe risposto che il mal di schiena è cominciato qualche mese dopo che aveva il ginocchio gonfio”

“Effettivamente… se impari a vedere in modo sistemico dovrebbe essere più facile anche riparare il guasto perché intervieni direttamente alla sorgente del problema” disse Lucius

“È vero! Una mia amica aveva un mal di stomaco che le veniva due o tre volte a settimana e non riusciva a capire da cosa dipendesse perché andava e veniva quasi senza motivo. Per qualche giorno stava meglio e poi le ritornava all’improvviso. Ha risolto il problema quando, risalendo alla prima volta che le è venuto, si è resa conto che quel giorno, mentre si trovava a tavola con la suocera, fu aspramente rimproverata davanti al marito e lei, per non mettersi a litigare, rimase zitta. Tuttavia, da quel giorno le dava fastidio andare a trovare la suocera e mangiare con lei era diventato davvero spiacevole. Guarda caso, il mal di stomaco le veniva ogni volta che andava a pranzo da lei. Una volta capite le connessioni tra l’elemento scatenante e il suo malessere, ha compreso che in realtà non aveva bisogno di fare cure particolari, ma bastava non andare a trovare la suocera così spesso e soprattutto non rimanere zitta qualora la riprendesse per qualche motivo davanti agli altri. Con questi piccoli accorgimenti non ha avuto più problemi con lo stomaco”

“L’esempio dell’amica di Gaia rende perfettamente l’idea” disse Brizio. “Finché questa persona si limitava a guardare il singolo pezzetto, non riusciva a venire a capo del suo mal di stomaco. Quando invece ha cominciato a chiedersi quando le fosse venuto per la prima volta e se fosse successo qualcosa di particolare che l’avesse colpita in quel periodo, è riuscita a risalire all’evento scatenante e a quel punto è anche potuta intervenire in maniera appropriata.

Bene, ora che avete compreso l’importanza del pensiero sistemico, facciamo una pausa prima di proseguire e, intanto, godiamoci il suono delle onde del mare…” onde mare

Le costellazioni familiari descritte da Fabrizio Venturi

Cos’è una “costellazione familiare”? La costellazione familiare può essere riassunta, concettualmente, come un metodo per riportare nella consapevolezza individuale e collettiva, ciò che è stato sostituito o disperso attraverso condizioni di vita stressanti, sia a livello individuale che come collettività.

Facendo un esempio pratico generico, se una persona si trova frequentemente in situazioni in cui ripete similarmente esperienze stressanti, senza riuscire a fare scelte che vadano nella direzione di un miglioramento, spesso questo è dovuto a una certa “ereditarietà” nel trovarsi in certe situazioni, come se non fosse possibile adottare un cambiamento individuale come naturale risorsa nella direzione delle “ragioni dell’amore”.

Le “ragioni dell’amore” è un concetto sviluppato dal padre delle costellazioni familiari, Bert Hellinger, che sta a indicare che il non aver riconosciuto un nostro legame affettivo passato, molto spesso, ci condiziona nel presente facendoci ripetere esperienze similarmente stressanti come lo sono state nel passato familiare o sociale.

Di solito gli effetti di tali situazioni, dove può essere utile sviluppare una “costellazione familiare”, sono quelli di trovarsi spesso in situazioni di stress relazionale, senso di incompiutezza, difficoltà nel vivere bene le proprie qualità individuali e certe volte anche la tendenza a somatizzare problematiche legate soprattutto alle situazioni affettive.

La costellazione in gruppo, si attua attraverso lo sviluppo del linguaggio sensoriale ed emotivo, da parte dei partecipanti, cercando di riportare lo stato di stress o disagio, dei partecipanti, in una condizione di accettazione e sintonia; tutto ciò avviene attraverso movimenti del gruppo sino a quando ogni componente del gruppo si sente a proprio agio nella propria posizione.

La bellezza delle costellazioni è che permettono alle persone di uscire dalle dinamiche mentali e di entrare nell’atto. Ribaltando la mente viene fuori l’altra parte, quella del sentire che comincia a far emergere emozioni e stati d’animo spesso repressi per la paura o il dolore. A quel punto, vivendo e attraversando queste percezioni, ci si rende conto dei meccanismi che ci avevano causato determinate situazioni di disagio. Così facendo, ci si accorge di essere vivi nonostante tutto e si acquisisce un’altra posizione interna. Si entra in un’altra rete neurale dove prima non ci si poteva entrare e questo perché ci siamo MOSSI e siamo andati incontro alle SENSAZIONI e ci siamo mossi finalmente per la prima volta d’accordo con la nostra paura e si è sentito che quella paura non ci può più paralizzare perché qualcuno di fronte a noi la sta vivendo ed è ancora vivo.

Integrando tutto questo non solo si torna in equilibrio ma si acquisisce l’abilità di vivere senza disagio esperienze che prima invece avevamo paura di affrontare, conquistando così nuove capacità per la nostra evoluzione

Articoli sulla Biopsicosomatica legata a Hamer

Ecco un link che permette di avere un’ulteriore idea su cosa sia la Biopsicosomatica creata da Hamer e come funziona il linguaggio del corpo connesso alla malattia http://www.carcinomaepatico.it/finestre/dott-hamer.asp

In quest’altro link viene descritta l’esperienza di una persona che ha seguito la biopsicosomatica http://frontelibero.blogspot.it/2014/01/la-nuova-medicina-germanica-spiegata.html

Biopsicosomatica introdotta da Fabrizio Venturi

Mai come in questo secolo l’essere umano ha vissuto cambiamenti indotti in gran parte dalle proprie scoperte e, di conseguenza, il bisogno di adattamento ad attività molto diverse derivanti da tali scoperte.

Durante tale periodo, si è molto sviluppata la metodica analitica nel valutare fatti ed eventi per poter capire il contenuto di ciò che interessa nel profilo della ricerca. Tale impostazione ha permesso sicuramente di capire quali siano le unità funzionali di molte cose che cerchiamo di individuare, ma fatalmente perdiamo la visione funzionale d’insieme dell’intero sistema a cui fa riferimento il nostro oggetto di ricerca.

Anche l’ambito della medicina convenzionale ha passato, e sta tuttora passando, tale percorso sviluppando una grande capacità di analisi settoriali dell’organismo umano, che però molto spesso perde di vista l’essere umano nella sua unicità psico-neuro-corporea. Considerare virus, batteri, analisi con valori o marcatori di diverso tipo, come la causa o il problema da eliminare, senza considerare per quell’individuo la fonte di tale disturbo e in quale fase di stress si trovi in quel momento rispetto alla quantità di stress accumulato, può portare a rendere inefficace anche trattamenti che dovrebbero essere utili.

Il linguaggio del corpo umano, pur avendo concentrato i suoi contatti con il mondo esterno con elementi sempre più facilitanti dal punto di vista del dispendio di energie interne e sostenenti la propria incolumità, dal punto di vista delle proprie capacità reattive nei confronti delle difficoltà, usa sempre lo schema che ha un senso rispetto alla propria evoluzione, dove istinto, senso e psiche si integrano in quell’individuo.

Ad oggi molti ricercatori si sono dedicati a cercar di interpretare tale linguaggio e fra questi il lavoro clinico sviluppato dal Dott. Hammer, permette di ridare un senso a ciò che noi definiamo sintomo o problema di salute. Fare un percorso in tale conoscenza può essere utile al fine di prevenire e dare un giusto senso a ciò che noi definiamo benessere psicofisico.

Corso di Biopsicosomatica condotto da Fabrizio Venturi

Questo corso è una preziosa opportunità per imparare come ascoltare il proprio corpo, come entrarci dentro e viverlo, e, soprattutto, come conoscere e riconoscere il suo linguaggio. Quando abbiamo un disturbo fisico o ci ammaliamo, di solito, abbiamo la tendenza a debellare e combattere la malattia e a considerare corpo e dolore come nemici. In realtà, il corpo ci sta comunicando un messaggio e ci sta indicando la causa che ci ha portato ad avere quel disturbo o malattia. Fabrizio Venturi ci condurrà in un viaggio che ci permette di cogliere i segnali del corpo, di saperli interpretare e di sapere come intervenire. Comprendendone il linguaggio, corpo e malattia non sono più dei nemici, ma dei preziosi alleati che ci guidano alla guarigione e al ritrovamento del nostro equilibrio, poiché siamo in grado di risalire alla causa principale che ha creato quel disturbo e di sapere come intervenire.

Attraverso questo corso che vuole essere esperienziale più che teorico, è possibile vedere anche come le emozioni e i pensieri agiscono sul nostro corpo e la nostra salute e quindi si impara a inquadrare la malattia in un sistema più ampio e integrato, dove all’analisi settoriale dell’organismo si sostituisce l’unicità psico-neuro-corporea.

Se sei interessato a cogliere questa opportunità per conoscere meglio te stesso, favorire il tuo benessere, ed eventualmente anche quello degli altri, contattami al più presto

Orari
Domenica 19 gennaio 9.30-18.30

Sabato 15 febbraio 9.30-18.30
Domenica 16 febbraio 9.30-18.30

Sabato 15 marzo 9.30-18.30
Domenica 16 marzo 9.30-18.30

Sabato 17 maggio 9.30-18.30
Domenica 18 maggio 9.30-18.30

Sabato 14 giugno 9.30-18.30
Domenica 15 giugno 9.30-18-30

Adesioni

Il workshop richiede un numero minimo di 8 e uno massimo di 15 partecipanti allo scopo di offrire a ciascuno le condizioni migliori per questa esperienza. I posti vengono riservati nell’ordine con cui sono state ricevute le adesioni. Le iscrizioni si chiudono al raggiungimento del numero massimo di partecipanti.

Qualche informazione in più su Fabrizio Venturi

Conosco Fabrizio Venturi da diversi anni e ho condiviso con lui diversi lavori, dagli incontri individuali alle costellazioni familiari. Per me averlo incontrato è ed è stato un grande dono, poiché ho avuto l’opportunità di acquisire molta consapevolezza in breve tempo.

Fabrizio ha una formazione notevole e una grandissima preparazione nel campo psicosomatico, energetico e scientifico; è il perfetto punto di unione tra spiritualità e scienza, essendo capace di spiegare lo stesso concetto da entrambi i punti di vista. Tuttavia ciò che più mi ha colpita di Fabrizio è che sembra parlare per esperienza diretta e non tanto per convinzioni teoriche. È come se fosse il punto di incontro tra mente e cuore, riuscendo ogni volta a darmi le nozioni scientifiche necessarie alla mia mente e al contempo a farmi vivere e sentire anche nel corpo e nell’essenza quei determinati concetti, dandomi la possibilità di trasformarli da nozioni astratte a nozioni concrete.

Sono veramente contenta che Fabrizio porti la sua energia ed esperienza a Greppaldino e sono onorata di poter condividere tutto questo con voi